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Prodotti tipici |
Aglio rosso di Proceno
L’Aglio
Rosso di Proceno viene coltivato nel paese omonimo e la sua
produzione ha radici antichissime. In passato si tendeva ad
attribuire a tale prodotto delle caratteristiche
terapeutiche, proprietà che ancora oggi in fitoterapia gli
vengono attribuite. La peculiarità dell’aglio di Proceno
deriva dalla tipologia dei terreni sui quali viene coltivato
i quali sono situati a 400-500 metri s.l.m., in ambiente
collinare, con clima mite e temperato. Il prodotto ha un
sapore forte ed un profumo molto intenso e persistente; è
inoltre molto digeribile e si presta bene alla conservazione
nel tempo. |
Asparago di Canino
La
diffusione dell’asparago nelle zone della Maremma Laziale ed
in particolare nel territorio di Canino, di Arlena di Castro
e do Montalto di Castro, è favorita dalla presenza del clima
mite, dei terreni calcarei o di origine vulcanica.
L’asparago di Canino è caratterizzato da un colore verde
intenso e brillante dal gambo alle punte e un sapore
delicato che si adatta perfettamente ad ogni tipo di
ricetta.
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Agnello della Tuscia
La Tuscia,
in passato, ha trovato nella pastorizia una delle sua
attività principali. L’agnello viene allevato in questo
territorio fin dal tempo degli Etruschi e subì un forte
incremento circa sessanta anni fa con l’importazione delle
pecore sarde.
Ad oggi la Tuscia ospita la razza sarda, comisana e vissana,
allevate alle stato brado su pascoli a seminativo. Il
prodotto subisce un incremento delle vendite nel periodo
primaverile in corrispondenza delle festività pasquali,
periodo nel quale si preferisce l’animale di taglia piccola
definito più comunemente agnellino da latte o “abbacchio” in
romanesco.
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Caciotta dolce della Tuscia
Formaggio
fresco prodotto principalmente con il latte di mucca, a
volte misto a latte di pecora; in quest’ultimo caso prende
il nome di caciotta mista. La pasta è compatta ed il gusto è
principalmente dolciastro, ma tende a variare a seconda del
periodo di stagionatura. La stagionatura viene fatta in
celle frigorifere a temperatura fra 8 e 15° per un periodo
che varia da un minimo di 30 gg. ad un massimo di 90 gg.
Per le sue
caratteristiche, questo formaggio si consuma principalmente
fresco, come formaggio da tavola. In particolare, la
caciotta fresca è indicata per preparare crostini alle
acciughe o al prosciutto mentre, quella stagionata, si
accompagna bene con le fave fresche o con le pere.
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Capocollo o lonza
La lonza
si ricava da un particolare taglio di carne di maiale che
comprende alternativamente parti di carne magra e strisce di
grasso. La forma è quella di un cilindro pressoché regolare
che si ottiene a seguito di una salatura del pezzo di carne
e di un ulteriore condimento di esso con aglio e pepe. Dopo
averlo lasciato asciugare per qualche giorno viene avvolto
in carta paglia e legato con lo spago. La stagionatura dura
da 60 a 120 giorni ed avviene in locali ben areati.
Tradizionalmente, questo insaccato viene consumato il giorno
di Pasquetta in accompagnamento alla pizza di Pasqua.
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Carciofo di Tarquinia
Il
carciofo di Tarquinia si distingue per la sua compattezza e
consistenza nel sapore, caratteristiche legate alla natura
salina dei terreni. La varietà più conosciuta è denominata
“romanesca”, produttrice dei famosi “cimaroli”, dalla
caratteristica forma ovale, con cime molto grandi e
tondeggianti e con consistenti brattee verdi che tendono al
viola. Esso può essere consumato crudo, condito con olio e
limone, oppure cucinato alla maniera tradizionale, ossia,
alla romana o “alla giudia”.
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Carne di bovino
La carne
bovina maremmana deriva dall’antica razza maremmana,
conosciuta fin dai tempi degli Etruschi. Le caratteristiche
degli animali sono il loro colore grigio, l’aspetto
massiccio e le caratteristiche corna lunghe e ondulate. La
macellazione avviene nei mattatoi locali e fornisce una
carne sana e gustosa che può essere usata per la
preparazione di qualsiasi tipo di piatto, dal più classico
al più tradizionale.
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Ccece di ValentanoIl cece di
Valentano è caratterizzato da semi lisci dal colore chiaro
ed è coltivato nei terreni di origine vulcanica collocati ad
ovest del Lago di Bolsena. I terreni di coltivazione sono
collocati a 300-400 metri s.l.m. e sono caratterizzati da
alti contenuti di potassio e scarsa presenza di calcio,
elementi che conferiscono al prodotto caratteristiche
organolettiche superiori. Tradizionalmente il cece si
consuma di venerdì e in occasione del pranzo della Vigilia
di Natale.
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Carote di Viterbo in bagno aromatico
A Viterbo
si produce anche una confettura denominata “Carote di
Viterbo in bagno aromatico”, antica preparazione a base di
carote dalla colorazione violacea che si ottiene a seguito
di una procedura di essiccazione delle carote effettuata nel
periodo di agosto. Dopo un bagno nell’aceto esse vengono
fatte insaporire a caldo in una salsa agro-dolce composta da
aceto, cannella, chiodi di garofano, noce moscata ed altre
spezie. Il composto così ottenuto rimanda a sapori di altri
tempi e viene oggi utilizzato principalmente come antipasto
originale e gradevole o in piatti fantasiosi. Questo
prodotto è stato incluso nell’Elenco Nazionale dei Prodotti
Agroalimentari Tradizionali Italiani.
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Coppa di testa
Insaccato
cotto, morbido al tatto, prodotto con la testa del maiale
privata del cervello e degli occhi. La carne, una volta
cotta in acqua bollente, viene privata delle parti ossee,
sminuzzata, condita ed inserita in un sacchetto di cotone
sul quale viene posto un peso. In questa fase l’insaccato
rilascia la parte grassa risultando alla fine abbastanza
magro.
Il sapore
è delicato e molto particolare dato che la carne viene
arricchita con molteplici spezie. Questo
prodotto vanta, all’interno del territorio della Tuscia, una
tradizione ultracentenaria.
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Coniglio Viterbese di qualità
Nella
Tuscia si produce un coniglio detto di “qualità” grazie alla
nuova tecnica di allevamento ideata dalla Facoltà di Agraria
dell’Università della Tuscia. L’allevamento del coniglio,
in base alla nuova metodologia, avviene all’aperto e ciò
consente di diminuire o eliminare l’odore sgradevole che
solitamente si associa alla carne di tale animale ed inoltre
fornisce un alimento più saporito rispetto a quello di
produzione industriale tradizionale. |
Coregone del lago di Bolsena
Il coregone è un pesce di acqua
dolce dal corpo affusolato e leggermente compresso
lateralmente, la sua colorazione è argentea, verdastra sul
dorso e bianca sul ventre. Fra i pesci di acqua dolce è uno
dei più richiesti per le sue buone qualità organolettiche.
Questa specie ittica fu inserita nel lago di Bolsena nel
1891 e riuscì immediatamente a trovare un habitat ideale
tanto che oggi rappresenta il 50% di tutto il pescato. |
Fagioli del Purgatorio di Gradoli
Il Fagiolo
del Purgatorio viene prodotto principalmente nel comune di
Gradoli ed in misura minore nei comuni di Acquapendente e
Onano. La sua produzione risale a tempi antichissimi e viene
commemorata fin dal 1600 con il tradizionale pranzo del
Purgatorio dove il Fagiolo viene consumato lessato e condito
con sale, pepe e olio extra vergine di oliva di produzione
locale. Le sue qualità organolettiche derivano dalla qualità
dei terreni, principalmente di origine vulcanica, collinari
e caratterizzati da buona fertilità e da poco calcare. Viene
solitamente utilizzato nelle zuppe, nelle salutari minestre
di pasta e fagioli, lessato o in umido accompagnamento di
carne o pesce. |
Farro di Acquapendente
Il farro è
una varietà di frumento appartenente alle graminacee il
quale possiede la particolarità di avere un involucro che
tende a non staccarsi durante la trebbiatura e pertanto
richiede un ulteriore processo di molitura, caratteristica
che gli conferisce la particolare denominazione di “frumento
vestito”. Questo cereale costituiva l’alimento di base della
dieta di Etruschi e Romani quindi la sua coltivazione ha
radici lontane nel tempo.
Il farro di Acquapendente, detto “farro del Pungolo”, viene
coltivato senza l’utilizzo di agenti chimici su terreni che
si collocano all’interno del comune. Il prodotto che ne
deriva è un alimento sano e dal sapore genuino di altri
tempi che si colloca bene in regimi alimentari sani e
biologici.
Oggi il farro viene riproposto in cucina nelle tradizionali
minestre di legumi ma, ultimamente, viene utilizzato per la
realizzazione di pane e pasta. Esso è anche ottimo per
arricchire insalate o tostato e mescolato con acqua e
verdure.
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Grano duro della Maremma Vitebese
Il grano
duro veniva utilizzato anche in passato, pertanto è
possibile riscontrare sul nostro territorio coltivazioni
cerealicole risalenti al tempo di Roma Antica.
Esso viene impiegato principalmente per la preparazione di
paste alimentari secche. Nelle nostre zone, la semola e il
semolino che derivano dalla macinazione del grano duro,
vengono utilizzate per la preparazione della pasta all’uovo
fatta in casa e del pane scuro di tipo casereccio.
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Guanciale della Tuscia
Il
guanciale è un prodotto gastronomico tradizionale della
Tuscia, in uso da centinaia di anni. E’ un prodotto derivato
dalla lavorazione dei muscoli della guancia del maiale,
compresa la cotenna, l’aspetto è simile a quello della
pancetta ma si differenzia da questa in quanto più magro e
più saporito.
In cucina
viene utilizzato principalmente per la preparazione dei
soffritti, in particolare si utilizza per piatti di carne al
tegame e per la famosa pasta “all’amatriciana”.
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Lenticchie di Onano
La
lenticchia di Onano viene prodotta all’interno del comune
omonimo ed è caratterizzata dalla forma appiattita e
tondeggiante, dalla buccia tenera e dal sapore
inconfondibile, tutte caratteristiche che gli hanno
conferito riconoscimenti al livello mondiale. Il legume
viene coltivato principalmente nei terreni di origine
vulcanica e ciò gli dona un colore che va dai toni del
piombo al cinereo-rosato.
In cucina la lenticchia assume diverse vesti, dai piatti
tradizionali come zuppe, minestre o lenticchie in umido ai
sempre nuovi abbinamenti come quelli con i crostacei ed i
molluschi.
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Lonzino
Questo salume si presenta come un cilindro di carne
magra abbastanza regolare, ottenuta dalla salatura di carne di maiale
proveniente dai muscoli paravertebrali della regione dorsale. La carne viene
cosparsa, per un certo periodo con una miscela di sale, pepe e aglio e
successivamente viene avvolta con carta paglia legata poi con lo spago.
La fase di
stagionatura viene fatta in locali asciutti ed arieggiati,
per un periodo che varia da 60 a 90 giorni a seconda della
grossezza del suino. Il lonzino si differenzia
particolarmente dal capocollo, oltre che per le dimensioni,
anche per il taglio magro che lo caratterizza. Fra i
prodotti derivati dal maiale, si può affermare che il
lonzino è quello che contiene in percentuale la più bassa
quantità di grassi.
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Marrone dei Monti Cimini
Il marrone
dei Monti Cimini viene coltivato in una zona altimetrica
compresa fra i 450 e i 680 m s.l.m.
Il frutto si presenta con una forma piuttosto
grande, un colore marrone lucido ed una polpa decisamente
dolce. La maturazione dei frutti avviene intorno alla
seconda decade di Settembre per un periodo di circa 20 gg.
Le castagne, in generale, vengono principalmente utilizzate
fresche, arrostite o lessate in pentola.
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Miele della Tuscia
Il miele
della Tuscia è un prodotto molto naturale ottenuto tramite
una lavorazione artigianale. La qualità e la varietà di tale
prodotto deriva dalla presenza di una flora incontaminata e
molto differenziata dalla quale derivano varie tipologie di
miele. Da ricordare sono: il miele di Eucalipto, tipico
delle zone della costa, molto aromatico e ricco di oli
essenziali; il miele al Corbezzolo e all’Erica, prodotti
nella bassa maremma rispettivamente in autunno e in
primavera; il miele di Castagno, prodotto a giugno nel
territorio dei Monti Cimini; il miele Millefiori prodotto
all’interno della riserva naturale di Monte Rufeno. |
Nocciola dei Monti Cimini
La Nocciola
dei Monti Cimini rappresenta uno dei più importanti prodotti
dell’agricoltura della Tuscia. L’area destinata alla
coltivazione di questo prodotto raggiunge un’estensione di
circa 20.000 ha ed interessa principalmente la zona
sud-orientale del massiccio del Monte Cimino. Solitamente ci
si riferisce a questo tipo di nocciola con il nome “Gentile
Romana” per il suo sapore delicato e ben definito, la polpa
chiara e sferica e la forma regolare. Essa ha anche un
elevato potere nutritivo in quanto contiene, oltre ai
grassi (60% del peso), vitamine del gruppo A e B, calcio,
proteine, ferro, magnesio, fosforo e selenio. Solitamente
viene consumata al naturale e utilizzata per confezionare
biscotti e dolci di ogni tipo ma, per il suo sapore
delicato, può anche essere utilizzata con successo per
insaporire insalate e secondi piatti. |
Olio Extra Vergine di Oliva
L’“olio
extra vergine di oliva Tuscia” presenta un sapore delicato e
molto vario a seconda della località di provenienza.
Possiamo distinguerne 3 varietà: “alta tuscia” proveniente
soprattutto dalle olive di Bolsena, Gradoli, Grotte di
Castro, Montefiascone, Marta e San Lorenzo Nuovo; “dei
cimini” prodotto nel comprensorio dei Monti Cimini e nei
comuni di Vetralla, Blera e Villa S. Giovanni; “frantoio”
prodotto principalmente nelle zone di Bagnoregio,
Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella d’Aglianop e
Graffignano.
La varietà
di questo olio consente l’abbinamento con tutti i piatti
della cucina italiana.
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Patata dell'alto Viterbese
La patata
dell’alto viterbese è un tubero a pasta gialla con buccia
liscia e forma regolare ovale e allungata, reperibile in
qualsiasi periodo dell’anno grazie alla raccolta scalare
ottenuta tramite la coltivazione di varietà differenti di
patate e la semina in differenti periodi dell’anno.
Questi tuberi un gusto è versatile e dolce, adatto per la
preparazione di numerose ricette. In cucina la patata trova
infinite utilizzazioni, per brevità ne ricordiamo solo
alcune, può essere cotta al forno, bollita, fritta
utilizzata nelle zuppe o in piatti sfiziosi quali gateaux o
purè e per la sua particolare consistenza è ideale per
preparare gli gnocchi.
Apprezzata molto al livello locale è anche molto richiesta
da tutti i mercati italiani ed è stata inclusa nell’Elenco
Nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali Italiani. |
Pecorino Romano DOP
Il
pecorino romano DOP vanta una tradizione lontana nel tempo,
già i romani lo utilizzavano nei loro banchetti. La
produzione del formaggio di pecora nella nostra regione
risale al periodo degli Etruschi quindi possiamo affermare
che questo prodotto, nonostante le variazioni che ha subito
negli anni, è un prodotto ultracentenario. Oggi viene
prodotto esclusivamente nel Lazio, in Sardegna e a
Grosseto. Il formaggio si ottiene da latte di pecora intero
addizionato al caglio di agnello. Il periodo di produzione è
compreso fra ottobre e luglio di ogni anno e quello di
stagionatura ha una durata che va da un minimo di 5 mesi per
il formaggio da tavola a 8 mesi per quello da grattugia. Il
prodotto deve essere conservato in un luogo fresco e
asciutto per mantenere il suo sapore originario.
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Prosciutto della Tuscia
Il
prosciutto della Tuscia si ricava dalla coscia dei suini che
vengono allevati allo stato brado all’interno del territorio
montano e dell’entroterra maremmano. La coscia di maiale
viene salata con una miscela composta appunto da sale,
aglio, pepe e peperoncino e lasciata per 6 o 7 giorni a
maturare dopodichè si procede ad una seconda salatura che
dura 14-20 giorni. La procedura continua poi con
un’ulteriore periodo in frigo di circa 30 giorni prima di
dare inizio alla stagionatura vera e propria che avviene in
locali appositi e dura almeno 12 o 13 mesi.
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Salame cotto
Il salame
cotto della Tuscia è un insaccato che viene prodotto nei
piccoli laboratori artigiani di norcineria e negli
stabilimenti industriali della provincia di Viterbo. Il suo
aspetto è quello di un comune salame ma dal colore rosa
pallido e caratterizzato da una certa morbidezza. Gli
ingredienti sono: magro di spalla suina, grasso di gola,
sale pepe. Dopo la produzione si procede ad una cottura in
acqua bollente per 15 minuti e quindi alla vendita.
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Susianella
La “Susianella”,
prodotta solo artigianalmente esclusivamente all’interno del
territorio di Viterbo, vanta un’antica tradizione.
Essa è un
insaccato crudo, simile alla salsiccia ma che raggiunge
40-50 cm di lunghezza. Composto di carne di maiale, in
particolare, il fegato, la corata (cuore, reni, pancreas,
lingua), il grasso e qualche parte magra, senza aggiunta di
conservanti. Il consumo avviene dopo una breve stagionatura
della durata di una settimana.
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Ricotta della Tuscia
La
produzione della ricotta trova le sue radici in tempi
lontani poiché già gli etruschi si dedicavano alla sua
creazione. Essa viene fatta con il siero del latte rimasto a
seguito della produzione del formaggio e per questo la
ricotta risulta essere il prodotto più povero dell’arte
casearia. Può essere di tre tipi, di pecora, di mucca o
mista, in base al tipo di latte che viene utilizzato e
quindi in base al tipo di formaggio che si sta producendo.
La ricotta
va consumata preferibilmente entro una settimana dalla sua
produzione. Può essere utilizzata per piatti salati o per la
realizzazione dei dolci.
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